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La ginnastica antalgica, una soluzione per il mal di schiena

La ginnastica antalgica, una soluzione per il mal di schiena
23 Set

Qualche volta abbiamo sentito parlare di ginnastica antalgica, una parola non proprio cosi comune, che può destare un po’ di paura per i non addetti ai lavori. In realtà, scopriremo in questo articolo che la ginnastica antalgica è solamente un tipo di ginnastica contro il mal di schiena.

Si tratta di una particolare attività fisica adattata ai bisogni del soggetto, con lo scopo principale di controllare e modificare i comportamenti errati che producono quei dolori scaturiti da particolari sovraccarichi meccanici o pessime ergonomie posturali.

Ma chi sono i destinatari di questo particolare tipo di ginnastica?

La ginnastica antalgica è particolarmente adatta a quei soggetti che sono vittime di mal di schiena cronico, convivono con dolori articolari o subiscono gli effetti perturbatori di cattivi carichi bio-meccanici e hanno contratto effetti degenerativi dell’apparato locomotore, come l’artrosi cervicale, dorsale, lombare, delle articolazioni coxo-femorali (anche) o delle spalle, ecc.

L’obiettivo della ginnastica antalgica è quello di aiutare i soggetti che hanno carenze delle qualità fisiche di base (come forza, resistenza, coordinazione, ecc). Grazie a questo tipo di ginnastica, è possibile correggere le posture errate, in modo da riportare il corpo ad assumere atteggiamenti corretti, e fornisce gli elementi utili ed i contenuti per consentire al soggetto di continuare i medesimi movimenti ed esercizi proposti in palestra anche quotidianamente anche presso il proprio domicilio.

Sono possibili diversi tipi di sedute per praticare questo tipo di attività, partendo da quelle one to one, che prevedono una certa continuità nel corso del tempo con l’intensificazione ravvicinata degli esercizi somministrati, passando per le attività svolte in mini-gruppi non particolarmente numerosi (di circa 3-4 persone) che, tramite un rapporto diretto con il trainer, favoriscono il beneficio derivante dall’esercizio fisico.

L’esercizio fisico adattato può essere anche coadiuvato da terapie mediche e fisiche somministrate negli ambienti specializzati e più opportuni secondo le prescrizioni del proprio medico.

Pertanto, l’obiettivo della ginnastica antalgica è quindi quello di creare, attraverso l’esercizio fisico adattato, la capacità di sfruttare il miglioramento delle qualità fisiche in modo che riemergano vitalità e scioltezza dell’individuo, che si recuperi una migliore percezione senso-motoria col proprio corpo, e che si riequilibrino le tensioni muscolari e nervose.

L’inserimento di giochi ed esercizi dinamici possono contribuire ad aumentare la capacità d’adattamento e di risposta nei confronti degli stress restituendo maggiore libertà motoria.

Lo specialista dell’Esercizio Fisico Clinico che può aiutare la vittima del mal di schiena, dopo aver superato la fase di instabilità, è il Dottore specializzato in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate o, semplicemente, lo Specialista A.M.P.A. Questo è il professionista qualificato che può programmare e realizzare un corretto svolgimento di esercizi che, in una logica sequenziale, producono gli effetti benefici per il controllo dell’algia, contribuiscono ad apportare il benessere fisico desiderato ed ottenere le giuste informazioni educative con contenuti di biomeccanica e di fisiologia articolare per gestire il back pain (mal di schiena).

 

Per informazioni su questo tipo di allenamenti e schede personalizzate non esitate a contattarmi

federicacuni@yahoo.it

DOTT.SSA FEDERICA CUNI

L’OUTDOOR EDUCATION

L’OUTDOOR EDUCATION
05 Lug

L’OUTDOOR EDUCATION

“L’esperienza non consiste tanto in ciò che si fa,
ma in cosa ne facciamo di quello che si fa”.
(Aldous Huxley, The Doors of Perception, 1954)

 

Nella società moderna viene dato sempre meno spazio al gioco libero all’aria aperta, alle attività motorie e a tutti i diversi campi d’esperienza a diretto contatto con la natura. Con il progresso della tecnologia sono in continuo accrescimento invece, i giochi virtuali, statici ed individuali, con dinamiche precostituite che poco spazio lasciano alla fantasia del bambino ed alla sua possibilità di esprimersi anche con il corpo oltre che con la mente. In aumento è anche il numero di adulti ansiosi e iper-protettivi, incapaci di accettare la presenza di un rischio nelle attività del proprio bambino. Tutto questo ricade sul bambino, sulla sua educazione, sul suo approccio relazionale alla realtà, sul suo sviluppo psichico e motorio ed in maniera importante anche sulla sua salute.

La tecnologia sta invadendo il mondo dell’infanzia segregandola in ambienti chiusi, comodi, sempre più virtuali, dove la finzione si sostituisce alla realtà in modo effimero e non creativo. Da qui emerge il bisogno relativo al movimento all’aria aperta, alle esperienze outdoor, al contatto fisico-sensoriale con la natura, alla stimolazione dei sensi e alla creatività, che possano compensare la realtà virtuale.

L’Outdoor Education si propone come una delle vie percorribili per dare qualità al processo educativo, attraverso la ricchezza degli stimoli che gli ambienti esterni possono garantire, alla loro grande adattabilità, flessibilità e agli infiniti collegamenti che offrono sul piano interdisciplinare.

 

La pedagogia dell’ Outdoor Education

Il principio fondamentale che distingue l’OE è la possibilità esplorativa e osservativa che il bambino può sviluppare entrando a diretto contatto con l’ambiente esterno, luoghi reali dove vive la sua quotidianità. Tale filosofi a educativa segue l’idea pedagogica dell’apprendere facendo (learning by doing) proposta da John Dewey (1997), ma potenziata da un altro elemento: l’attenzione al l uogo in cui si opera, nella fattispecie (per noi) quello esterno – il che porta a porre un’ulteriore domanda precisa: Perchédentro? Why indoor? (Higgins, 1997). Questa pedagogia, secondo Dewey, deve mirare al metodo e abbandonare le nozioni fini a se stesse; ciò che realmente conta è la ricerca e lo sviluppo delle capacità critiche. L’indagine tramite l’esperienza diretta è la sintesi di questo nuovo metodo. Il principio fondamentale è quindi che si apprende facendo e che il bambino è il protagonista attivo del processo educativo, e non un ricevente passivo dell’azione dell’adulto.

Learning By doing- Imparo perché faccio

Learning by doing è stata l’insegna dell’attivismo pedagogico ed è sostanzialmente l’insegna della didattica più aggiornata. Innanzitutto, non si apprende attraverso il mero fare, la semplice attività non accompagnata dal pensiero e dalla rifl essione. Attraverso le semplici azioni si memorizzano azioni meccaniche. Ma per comprendere deve intervenire la rifl essione e il pensiero.“Le azioni debbono essere interiorizzate, eseguite mentalmente. Occorre riflettere, pensare, acquisire consapevolezza delle azioni. All’azione si deve accompagnare il pensiero: quindi learning by doing, ma anche learning by thinking.

Operare pensando, riflettendo, discutendo con se stessi e con gli altri (cooperative learning). Forse questo viene sottointeso, quando si afferma il principio del learning by doing, ma è opportuno esplicitarlo, per evitare equivoci, come avviene quando si parla di ricerchismo ovvero di una ricerca fondata sul mero operare, agire, fare. Oggi si insiste molto, ed opportunamente, sulla metacognizione: non basta agire, manipolare, operare, fare; è necessario riflettere, pensare. E, tuttavia, fare e pensare non si può senza essere motivati. Non v’è azione, ma soprattutto non v’è pensiero, senza motivazioni, interessi, passioni. Oggi si parla di intelligenza affettiva. L’intelligenza, il pensiero, la stessa azione sono sempre sostenute dall’affettività: learning by loving!”

 

L’Outdoor education come strumento educativo per i bambini

I bambini prendono coscienza del proprio corpo, utilizzandolo fi n dalla nascita come strumento di conoscenza di sé nel mondo. Muoversi è il primo fattore di apprendimento: scoprire, correre, saltare, cercare fa vivere sensazioni piacevoli e soddisfacenti nel controllo dei gesti, nel coordinamento dei movimenti; consente di sperimentare potenzialità e limiti della propria fi sicità, sviluppando nel contempo la consapevolezza dei rischi di movimenti incontrollati.

L’approccio educativo della pedagogia dell’ OE riconosce l’ambiente esterno come luogo privilegiato per lo sviluppo psicofisico dell’ individuo nell’ età evolutiva. Le attività esperienziali basate sulla creatività e multisensorialità sono momenti preziosi per la maturazione delle capacità di autoregolazione.

Il contatto con la natura è, quindi, fonte primaria di esperienze sensoriali e percettive, oltre che di stimolazione della curiosità, della creatività, favorendo l’interazione con i pari e gli adulti attraverso lo svolgimento di giochi e attività di gruppo.
Il contatto diretto con la natura aiuta a promuovere la percezione della realtà attraverso tutti i sensi, ampliando la gamma dell’esperienza al di là delle modalità visive e uditive oggi predominanti; contrasta il dualismo mente-corpo, restituendo l’intensa unitarietà di ogni esperienza; consente di sfruttare il sentimento dell’empatia nei confronti del mondo vivente, che è innato nell’essere umano e ancora intatto nel bambino.

Ritengo l’Outdoor Education una delle vie percorribili per dare qualità al processo
educativo, uno stile di insegnamento unico, che, attraverso la ricchezza degli stimoli
che gli ambienti esterni possono garantire, fornisce numerosi vantaggi sul piano interdisciplinare
e la crescita psicofisica dell’individuo.

 

Dott.ssa Federica Cuni

L’IMPORTANZA DEL SONNO NELLA CORSA

L’IMPORTANZA DEL SONNO NELLA CORSA
27 Apr

L’IMPORTANZA DEL SONNO NELLA CORSA

“La qualità del sonno può renderti un corridore più forte e migliore.”

 

Sono nata sulla pista rossa di atletica e la corsa è stata ed è tuttora parte integrante della mia vita. Dopo anni di allenamenti e preparazioni atletiche sulla corsa ho capito quanto il sonno sia fondamentale nella vita di un atleta.

Purtroppo nessun test di laboratorio può dirti esattamente di quante ore di sonno hai bisogno, il numero varia ampiamente da individuo a individuo. L’adulto medio ha bisogno di sette o nove ore ogni notte. La ricerca ha collegato l’esercizio moderato a un sonno più efficiente e di qualità superiore,  perché con l’esercizio fisico aumentano i livelli di adenosina, un composto chimico che promuove il sonno.

Le persone che registrano un chilometraggio moderato, potrebbero effettivamente aver bisogno di meno ore di sonno di quelle che non corrono affatto. Ma i bisogni di sonno possono cambiare all’inizio di un nuovo programma o nel bel mezzo di un duro ciclo di allenamento. Non c’è ancora un grafico a portata di mano per correlare il chilometraggio settimanale alle ore di sonno richieste. Il nostro corpo però ci fornisce alcuni segnali per farci capire che necessita di sonno. Se il tuo corpo sta letteralmente tornando a dormire immediatamente dopo aver dormito tutta la notte, inviandoti chiari allarmi, probabilmente non dormi abbastanza. Non ignorate questi segnali perché quando non ottieni la quantità di sonno necessaria ,inizia ad accumularsi un debito di sonno che a lungo andare può influire sulle prestazioni e sull’umore.

Le ricerche recenti suggeriscono che solo una notte di cattivo riposo può avere un impatto (anche se in gran parte psicologico) sulle prestazione. Accorciare  anche solo di un’ora il sonno porta ad effetti negativi sulla salute. Dormire è importante quanto i tuoi allenamenti. Infatti quando inizi a rubare da quel piatto per fare tutto il resto, la qualità del tuo allenamento e di tutto il resto, inizia a crollare.

 

Cosa succede al nostro corpo quando lo priviamo di sonno?

Notte dopo notte di sonno ristretto (o interrotto), si scatena una cascata di cambiamenti ormonali con effetti biologici dannosi. Entro una settimana o due, avrai livelli più alti di proteina C-reattiva marcatore infiammatorio e cortisolo, ormone dello stress, la frequenza cardiaca sarà più alta e il sistema nervoso  in costante allerta.

L’ormone della crescita umano, che ripara i muscoli e le ossa, è secreto dalla ghiandola pituitaria durante il sonno profondo. Meno sonno si ottiene, più bassi sono i livelli e più lento è il recupero da allenamenti o dolori e dolori minori. La capacità dei tuoi muscoli di immagazzinare il glicogeno per l’energia diminuisce, il che significa che rischi di rimanere senza gas, non importa quanto carichi di carboidrati, il tuo corpo ha bisogno di sonno. Inoltre aumenta notevolmente il rischio di infortuni.

Il sonno funge anche da momento per il consolidamento della memoria e non solo per le abilità cognitive. “La corsa è una grande esperienza di apprendimento”.

Mentre ti alleni, il tuo cervello acquisisce informazioni sul mondo che ti circonda, sul modo in cui i muscoli e i nervi devono lavorare insieme per alimentare ogni falcata, e il modo in cui la posizione del tuo corpo si sposta nello spazio (propriocezione).È durante il sonno che elabori, sintetizzi e cataloghi questi dettagli,  privandoti di quest’ultimo, significa che le aree del tuo cervello legate alla memoria non vengono archiviate quanto dovrebbero.

Essere privati ​​del sonno non ti fa solo stancare, ma è anche nervoso, doloroso e soggetto a lesioni. Non c’è un numero magico di ore che ti protegga da prestazioni scadenti o da dolori legati alla corsa. Le esigenze di sonno di tutti sono diverse, ma più notti ottieni meno dell’importo richiesto, maggiori sono le potenziali conseguenze per la tua corsa.

La privazione del sonno libera gli ormoni della fame, aumentando i livelli della ghrelin che induce fame e diminuendo la leptina saziante, che a sua volta potrebbe farti mangiare di più e aumentare di peso. Inoltre, va in crisi il sistema immunitario (lasciandoti suscettibile alle infezioni); il tuo umore può affondare nelle discariche; e il rischio di sviluppare malattie croniche, come il diabete di tipo 2, aumenta.

Il mio consiglio è quello di iniziare a monitorare il sonno, proprio come si registrano le miglia, al fine di aiutare a correlare il riposo alle prestazioni della corsa. Molti runners che conosco, sono ossessionate dalla registrazione dei km, provate ad essere ossessionati  registrando anche  le ore di sonno settimanali, questo può portare ad un impatto positivo sulla qualità dei vostri allenamenti.

 

Dott.ssa Federica Cuni