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Federica Cuni Pt

Soffrite di una malattia reumatica? Altro che riposo, bisogna fare attività fisica!

Soffrite di una malattia reumatica? Altro che riposo, bisogna fare attività fisica!
18 Feb

Quante volte anche da piccoli avete sentito parlare di reumatismi? Ed ecco che, come d’improvviso, questo tipo di malattie reumatiche colpiscono anche voi. Le malattie reumatiche, sono delle condizioni che causano disturbi all’apparato locomotore ed in generale ai tessuti di sostegno dell’organismo. Sono malattie tra loro molto varie, di gravità differente alcune delle quali possono colpire non solo le articolazioni ma anche ossa, tendini, tessuti ed organi, avendo così un’espressione sistemica.

Per questo il mio primo consiglio è che sarebbe sempre bene, prima ancora di intraprendere qualsiasi iniziativa, farsi visitare dal proprio reumatologo di fiducia, che saprà consigliarvi sul da farsi.

In molti, comunque, pensano che restare a casa a riposo sia la migliore cura contro questo tipo di malattie, sottovalutando i benefici che un’attività fisica mirata può apportare su soggetti che soffrono di malattie reumatiche, come l’artrosi e l’artrite reumatoide.

Qualora dunque, dopo un’accurata visita da parte del vostro reumatologo di fiducia, otteneste il via libera per utilizzare l’attività fisica come contrasto e cura a questo tipo di malattie, è bene specificare che gli esercizi dovrebbero mirare a migliorare:
– la mobilità articolare;
– la forza muscolare;
– la capacità aerobica e
– la capacità di migliorare le azioni di vita quotidiana.

Chiaramente, come al solito, bisogna sempre stare attenti a non esagerare!

In caso di un errato dosaggio dell’esercizio, il paziente può andare incontro a degli effetti collaterali come: aumento del dolore e della malattia, segnali che il Chinesiologo non dovrà sottovalutare in modo tale da modificare l’intensità o la tipologia del movimento. Per questo è sempre consigliabile, prima ancora di prendere qualsiasi decisione, rivolgersi ad un Chinesiologo qualificato.

Ci vuole costanza perché gli effetti dell’esercizio non sono immediati. Per mantenerli, la pratica non va interrotta. Fare di un’attività occasionale un’abitudine sostenuta nel tempo è molto difficile. Lo spiega Keegan Knittle, psicologo dell’Università di Helsinky che studia come cambiare i comportamenti delle persone: «Affinché l’attività fisica diventi la norma, bisogna capire come mantenere viva la motivazione, anche quando i risultati sperati sembrano non arrivare – spiega il professore – In questo, aiuta molto sviluppare forme di motivazione interne: «è divertente», «fa parte di me», «mi fa tanto bene» sono molto più potenti rispetto alla motivazione esterna («mi è stato detto di farlo») o introiettata («se non lo faccio mi sento in colpa»)»·

Per evitare infortuni da sovraccarico, bisogna progredire gradualmente, senza però fermarsi. Bisogna abbinare l’attività anaerobica, che può regalare benefici più immediati, perché già dal secondo mese aumenta la forza e diminuisce il dolore, e dal sesto mese aumenta la massa muscolare, con l’attività aerobica grazie alla quale, a partire dal terzo mese, diminuisce la massa grassa e si riducono i fattori di rischio cardiovascolare.

La progressione nei risultati dovuta alla risposta fisiologica dell’organismo all’allenamento è del tutto simile in giovani ed anziani, sani e malati. Perché su questo bisogna essere chiari, l’attività fisica fa bene ad ogni età!

Educare al movimento

Educare al movimento
03 Feb

Una delle mie grandi missioni: EDUCARE. Questo perché l’insegnante che educa fa acquisire il sapere (conoscenze), il saper fare (abilità) ed il saper essere (atteggiamenti).

Non mi limito mai a vedere un bambino, un ragazzo, un Adulto nel suo essere esteriore ma cerco sempre di comprendere il suo io più intrinseco.

Il movimento è il mezzo attraverso il quale cerco di educare al meglio. Le funzioni motorie possono agevolare o far regredire la personalità in maniera rilevante: perciò l’intero processo di apprendimento può venire agevolato da una educazione motoria che rispetti il delicatissimo e giocoso equilibrio del bambino e stimoli la sua naturale giocosità.

Smettete di far saltare le ore di ginnastica come “punizione”, smettete di far saltare l’ora pomeridiana di sport perché vostro figlio non si è comportato bene. L’attività motoria educa, lo sport ti forma e permette all’individuo di acquisire consapevolezza fisica e psicofisica. Più ore di motoria per tutti.

L’OUTDOOR EDUCATION

L’OUTDOOR EDUCATION
05 Lug

L’OUTDOOR EDUCATION

“L’esperienza non consiste tanto in ciò che si fa,
ma in cosa ne facciamo di quello che si fa”.
(Aldous Huxley, The Doors of Perception, 1954)

 

Nella società moderna viene dato sempre meno spazio al gioco libero all’aria aperta, alle attività motorie e a tutti i diversi campi d’esperienza a diretto contatto con la natura. Con il progresso della tecnologia sono in continuo accrescimento invece, i giochi virtuali, statici ed individuali, con dinamiche precostituite che poco spazio lasciano alla fantasia del bambino ed alla sua possibilità di esprimersi anche con il corpo oltre che con la mente. In aumento è anche il numero di adulti ansiosi e iper-protettivi, incapaci di accettare la presenza di un rischio nelle attività del proprio bambino. Tutto questo ricade sul bambino, sulla sua educazione, sul suo approccio relazionale alla realtà, sul suo sviluppo psichico e motorio ed in maniera importante anche sulla sua salute.

La tecnologia sta invadendo il mondo dell’infanzia segregandola in ambienti chiusi, comodi, sempre più virtuali, dove la finzione si sostituisce alla realtà in modo effimero e non creativo. Da qui emerge il bisogno relativo al movimento all’aria aperta, alle esperienze outdoor, al contatto fisico-sensoriale con la natura, alla stimolazione dei sensi e alla creatività, che possano compensare la realtà virtuale.

L’Outdoor Education si propone come una delle vie percorribili per dare qualità al processo educativo, attraverso la ricchezza degli stimoli che gli ambienti esterni possono garantire, alla loro grande adattabilità, flessibilità e agli infiniti collegamenti che offrono sul piano interdisciplinare.

 

La pedagogia dell’ Outdoor Education

Il principio fondamentale che distingue l’OE è la possibilità esplorativa e osservativa che il bambino può sviluppare entrando a diretto contatto con l’ambiente esterno, luoghi reali dove vive la sua quotidianità. Tale filosofi a educativa segue l’idea pedagogica dell’apprendere facendo (learning by doing) proposta da John Dewey (1997), ma potenziata da un altro elemento: l’attenzione al l uogo in cui si opera, nella fattispecie (per noi) quello esterno – il che porta a porre un’ulteriore domanda precisa: Perchédentro? Why indoor? (Higgins, 1997). Questa pedagogia, secondo Dewey, deve mirare al metodo e abbandonare le nozioni fini a se stesse; ciò che realmente conta è la ricerca e lo sviluppo delle capacità critiche. L’indagine tramite l’esperienza diretta è la sintesi di questo nuovo metodo. Il principio fondamentale è quindi che si apprende facendo e che il bambino è il protagonista attivo del processo educativo, e non un ricevente passivo dell’azione dell’adulto.

Learning By doing- Imparo perché faccio

Learning by doing è stata l’insegna dell’attivismo pedagogico ed è sostanzialmente l’insegna della didattica più aggiornata. Innanzitutto, non si apprende attraverso il mero fare, la semplice attività non accompagnata dal pensiero e dalla rifl essione. Attraverso le semplici azioni si memorizzano azioni meccaniche. Ma per comprendere deve intervenire la rifl essione e il pensiero.“Le azioni debbono essere interiorizzate, eseguite mentalmente. Occorre riflettere, pensare, acquisire consapevolezza delle azioni. All’azione si deve accompagnare il pensiero: quindi learning by doing, ma anche learning by thinking.

Operare pensando, riflettendo, discutendo con se stessi e con gli altri (cooperative learning). Forse questo viene sottointeso, quando si afferma il principio del learning by doing, ma è opportuno esplicitarlo, per evitare equivoci, come avviene quando si parla di ricerchismo ovvero di una ricerca fondata sul mero operare, agire, fare. Oggi si insiste molto, ed opportunamente, sulla metacognizione: non basta agire, manipolare, operare, fare; è necessario riflettere, pensare. E, tuttavia, fare e pensare non si può senza essere motivati. Non v’è azione, ma soprattutto non v’è pensiero, senza motivazioni, interessi, passioni. Oggi si parla di intelligenza affettiva. L’intelligenza, il pensiero, la stessa azione sono sempre sostenute dall’affettività: learning by loving!”

 

L’Outdoor education come strumento educativo per i bambini

I bambini prendono coscienza del proprio corpo, utilizzandolo fi n dalla nascita come strumento di conoscenza di sé nel mondo. Muoversi è il primo fattore di apprendimento: scoprire, correre, saltare, cercare fa vivere sensazioni piacevoli e soddisfacenti nel controllo dei gesti, nel coordinamento dei movimenti; consente di sperimentare potenzialità e limiti della propria fi sicità, sviluppando nel contempo la consapevolezza dei rischi di movimenti incontrollati.

L’approccio educativo della pedagogia dell’ OE riconosce l’ambiente esterno come luogo privilegiato per lo sviluppo psicofisico dell’ individuo nell’ età evolutiva. Le attività esperienziali basate sulla creatività e multisensorialità sono momenti preziosi per la maturazione delle capacità di autoregolazione.

Il contatto con la natura è, quindi, fonte primaria di esperienze sensoriali e percettive, oltre che di stimolazione della curiosità, della creatività, favorendo l’interazione con i pari e gli adulti attraverso lo svolgimento di giochi e attività di gruppo.
Il contatto diretto con la natura aiuta a promuovere la percezione della realtà attraverso tutti i sensi, ampliando la gamma dell’esperienza al di là delle modalità visive e uditive oggi predominanti; contrasta il dualismo mente-corpo, restituendo l’intensa unitarietà di ogni esperienza; consente di sfruttare il sentimento dell’empatia nei confronti del mondo vivente, che è innato nell’essere umano e ancora intatto nel bambino.

Ritengo l’Outdoor Education una delle vie percorribili per dare qualità al processo
educativo, uno stile di insegnamento unico, che, attraverso la ricchezza degli stimoli
che gli ambienti esterni possono garantire, fornisce numerosi vantaggi sul piano interdisciplinare
e la crescita psicofisica dell’individuo.

 

Dott.ssa Federica Cuni